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Recupero crediti: cosa possono pignorare e come difendersi

Quando si hanno dei debiti che non sono stati pagati, una delle prime domande che ci si pone è “recupero crediti cosa possono pignorare?”. Si vuole sapere, quindi, se queste società che operano per conto terzi possono pignorare i propri beni e in che modo possono farlo.

Le società di recupero crediti sono incaricate dai creditori, come una banca o una finanziaria, enti pubblici o semplicemente privati, per contattare il debitore e intimargli a restituire la somma non pagata.

Recupero crediti: cosa possono fare?

Le società di recupero crediti possono utilizzare anche metodi piuttosto aggressivi per intimare il debitore al pagamento della cifra non ancora restituita la creditore.

Solitamente, chi si occupa del recupero crediti agisce attraverso tre modalità:

  • diffida di pagamento
  • sollecitazione telefonica o tramite visite al domicilio per invitare il debitore al pagamento del debito. Si tratta di una strategia che prevede telefonate ripetute e intimazioni piuttosto forti per sollecitare al pagamento.
  • proposta di dilazionamento del pagamento o una rinegoziazione del debito per permettere a chi è indi difficoltà di saldare l’importo dovuto al creditore,
  • procedimento giudiziale che può arrivare al pignoramento dei beni del debitore per poi venderli all’asta e recuperare il credito non corrisposto, ma che prevede prima tre passaggi (il decreto ingiuntivo, il precetto e l’atto di pignoramento).

Solitamente, poiché questa attività è regolamentata per legge, le società di recupero crediti si comportano in modo corretto, ma alcune potrebbero addirittura attuare alcuni stratagemmi che prevedono maniere piuttosto forti e toni aggressivi per intimorire il debitore.

Ad esempio, alcune società di recupero crediti potrebbero minacciare il debitore con affermazioni non del tutto corrette, come il rischio di andare in carcere, quando il reato è civile e non penale, la chiamata a parenti e colleghi per informarli sulla situazione debitoria, che è invece coperta dalla privacy o paventare un pignoramento dello stipendio lampo che, invece, segue ben altre tempistiche.

Ecco perché, se si ha a che fare con un recupero crediti, è bene rivolgersi a uno specialista per fronteggiare al meglio la situazione.

Recupero crediti cosa possono pignorare?

La legge prevede che, in caso di debiti non pagati, le società di recupero crediti possano pignorare praticamente ogni bene del debitore.

Tuttavia, ci sono alcuni mobili di casa (come letto sedie, tavolo, ecc.) e dei beni strumentali utilizzati per le attività lavorative che non possono essere oggetto del pignoramento perché ritenuti necessari e quindi tutelati dalla legge.

In realtà, difficilmente si procede in questo modo perché le società di recupero crediti mirano al pignoramento dei beni che permettono di rientrare al più presto nella cifra che non è stata pagata.

Quindi, solitamente, chi si occupa di recupero crediti tende a pignorare prima i beni più sicuri e di maggior valore, come un quinto dello stipendio (quota massima pignorabile), eventuali somme presenti sui conti correnti, automobile, case e immobili e altri beni di valore come mobili antichi e quadri.

Il pignoramento è una procedura che viene eseguita dal Tribunale e, in assenza di questa notifica che viene inviata direttamente al debitore, non è possibile eseguire nessuna azione. 

A chi rivolgersi e come difendersi dal recupero crediti

Nel caso in cui si abbia a che fare con una società di recupero crediti, il primo passo è quello di rivolgersi a un esperto che possa aiutare a far chiarezza sulla situazione e sull’effettiva legalità della società da cui si è stati contattati.

Tuttavia, anche se la società di recupero crediti operasse in maniera illegittima, i debiti contratti devono essere onorati e, quindi, si potrà stabilire un piano di rientro per la crisi del debito, magari contando sulla legge 3 2012 che offre ai debitori la possibilità di liberarsi dal debito nella modalità più in linea con le proprie esigenze.

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